Le condizioni di vita e di studio degli universitari dagli anni novanta a oggi raccontate attraverso l’indagine Eurostudent (aggiornamento alla Settima Indagine)
In sede, fuori sede, pendolari
4. Gli studenti in sede, fuori sede, pendolari (%)

  • Negli anni post-Riforma si registra una forte crescita della quota di pendolari[1] che diventano la maggioranza assoluta degli studenti. Contemporaneamente si registra una sensibile e progressiva riduzione degli studenti in sede mentre gli studenti fuori sede sono più della media tra gli iscritti ai corsi di secondo ciclo.

 

Tra le cause della diffusione del pendolarismo, rilevato come fenomeno stabile e maggioritario nel periodo post-Riforma, l’Indagine ha individuato, fra le altre, tre circostanze rilevanti: a) la diffusione dell’offerta formativa sul territorio che permette di continuare a vivere “in famiglia” studiando da pendolari; b) l’ingresso nell’università post-Riforma di nuove categorie di studenti “adulti” per i quali la mobilità territoriale è resa più difficile dall’età o dalla condizione lavorativa; c) l’aumento dei costi degli studi che riduce la possibilità, per gli studenti in condizioni socio-economiche svantaggiate, di trasferirsi e favorisce le sedi raggiungibili con spostamenti giornalieri.

Oltre alla diffusione delle sedi di studio sul territorio, la maggiore o minor presenza di studenti in sede, pendolari o fuori sede nelle diverse aree geografiche del paese dipende anche dalla disponibilità di servizi di trasporto e dall’offerta di alloggi per studenti. Tali elementi contribuiscono a spiegare la presenza – superiore alla media – di studenti fuori sede e pendolari in molte università del Centro e del Nord, caratterizzate da una buona offerta di alloggi per studenti e (soprattutto nelle ripartizioni del Nord) da una buona rete di servizi di trasporto sul territorio. Un ulteriore elemento da considerare è la capacità di attrazione di alcuni atenei, che amplia il bacino di reclutamento di studenti anche oltre il territorio di riferimento[2].

Negli anni più recenti in concomitanza al manifestarsi della crisi economica, l’Indagine ha mostrato come il pendolarismo sia adottato come una vera e propria “strategia di sopravvivenza” da parte degli studenti in condizioni socio-economiche svantaggiate. Questi studenti e le loro famiglie non hanno rinunciato a investire in formazione ma hanno modificato le scelte e i comportamenti, adottando soluzioni compatibili con le risorse disponibili. Optare per sedi di studio più vicine anche se di minor prestigio, oppure rinunciare al trasferimento – più dispendioso – a favore di una meno costosa mobilità giornaliera sono esempi di come siano mutati tali comportamenti da parte di studenti e famiglie che continuano ad assegnare un valore centrale all’istruzione come vettore di mobilità sociale.




[1] Nell’Indagine Eurostudent l’analisi della condizione abitativa rispetto alla sede universitaria è basata sull’auto-classificazione in una delle seguenti tipologie: “in sede”, quando uno studente abbia risieduto nella città universitaria o nell’immediato hinterland; “fuori sede”, quando uno studente abbia preso alloggio temporaneo nella città sede universitaria o nell’immediato hinterland; “pendolare”, quando uno studente si sia spostato giornalmente, o quasi, dalla città di residenza alla città sede universitaria. Le distribuzioni presentate nel grafico prendono in considerazione i “frequentanti”, cioè gli studenti che hanno dichiarato di aver frequentato le lezioni almeno un giorno nella settimana di riferimento.

[2] L’aumento della quota di fuori sede registrata dall’ultima Indagine è in gran parte nominale ed è dovuta all’ampia quota di studenti in tale condizione fra gli iscritti alla laurea magistrale, non considerati nelle precedenti edizioni.

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