Le condizioni di vita e di studio degli universitari dagli anni novanta a oggi raccontate attraverso l’indagine Eurostudent (aggiornamento alla Settima Indagine)
Il bilancio del tempo
6. Il bilancio del tempo (ore/settimana)



? Negli anni novanta l’Indagine ha registrato il progressivo incremento del tempo settimanale medio per le attività di studio. L’incremento è proseguito tendenzialmente anche negli anni duemila e nella più recente Indagine realizzata, il tempo settimanale medio per le attività di studio risulta aumentato del trenta per cento circa rispetto a quanto rilevato dalla prima Indagine.

? La dinamica del tempo settimanale ha visto una progressiva riduzione del numero medio di ore di lavoro. Il punto di massima flessione è stato rilevato dall’Indagine nei primi anni di attuazione della Riforma dell’offerta formativa; negli anni più recenti l’Indagine ha registrato una moderata crescita che ha portato il tempo medio settimanale di lavoro ad attestarsi su valori medi più bassi di quelli registrati negli anni novanta.

 

Nell’attuazione della Riforma dell’offerta formativa avviata dal DM 509/1999 si è prodotta in un certo numero di casi una moltiplicazione del numero di corsi/moduli didattici di cui l’Indagine ha registrato l’effetto in termini di un maggior numero di ore di lezione da seguire nella settimana-tipo degli studenti. Al forte aumento del numero medio di ore di lezione è corrisposta una riduzione  del tempo medio per lo studio individuale. Eurostudent ha documentato anche, in quegli anni, lo scontento degli studenti che lamentavano la difficoltà di un apprendimento ottimale. L’Indagine ha rilevato negli anni successivi l’effetto di “riequilibrio” indotto dall’attuazione del DM 270/2004: dalla diminuzione del numero di corsi/moduli didattici è conseguita una riduzione della media settimanale di ore di lezione. Ciò ha determinato anche un aumento del tempo da dedicare allo studio individuale.

Nel periodo di tempo osservato dall’Indagine, il mercato del lavoro giovanile è stato oggetto di cambiamenti profondi che hanno determinato, a partire già dalla seconda metà degli anni novanta, un forte incremento dell’offerta di lavori “atipici”. L’indagine ha registrato l’effetto di tali cambiamenti in due modi: a) la progressiva riduzione della percentuale di studenti che svolgono lavori continuativi e al tempo stesso la crescita della quota di studenti che svolgono lavori temporanei o saltuari; b) la progressiva riduzione del numero medio di ore di lavoro settimanale.

Su questo secondo punto agisce una circostanza specifica degli anni post-Riforma: l’abbassamento dell’età media degli studenti. A tale circostanza si lega una minor diffusione del lavoro e il prevalente ricorso al lavoro temporaneo. L’effetto combinato di queste due circostanze ha determinato la riduzione del monte-ore settimanale di lavoro che, nel confronto con il decennio precedente, l’Indagine ha rilevato per tutti gli anni duemila.

In conclusione Eurostudent segnala l’evoluzione del profilo-tipo di studente che lavora: da “lavoratore classico” a “lavoratore atipico”.

 

 

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